“Insabbiamento delle perdite”: il Pentagono sta nascondendo le perdite subite dagli Stati Uniti in Medio Oriente.

‹‹La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è un elemento importante della società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo invisibile della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro Paese.››
— Edward Bernays, Propaganda (1928)

Di seguito, si propone la traduzione di un articolo di The Intercept. Il contenuto va ovviamente letto come espressione di una specifica linea giornalistica, come contributo al dibattito sulle operazioni statunitensi in Medio Oriente, scenario in cui sono ben note le scelte relative alla diffusione di immagini o video.

Il noto sito di informazione sulla sicurezza nazionale The Intercept ha pubblicato un nuovo reportage che accusa il Pentagono di aver insabbiato il crescente numero di perdite statunitensi nell’ambito dell’Operazione Epic Fury lanciata da Donald Trump. Nelle ultime settimane sono aumentate speculazioni e interrogativi tra opinione pubblica e analisti, dal momento che gli aggiornamenti ufficiali sulle perdite diffusi dal Pentagono sono stati rari e frammentari. Il rapporto accusa inoltre il Dipartimento della Difesa di una gestione approssimativa dei dati già ben prima dell’attuale guerra con l’Iran.

Attualmente, i numeri ufficiali indicano che «dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, circa 303 militari statunitensi sono rimasti feriti», secondo quanto dichiarato all’inizio della settimana dal portavoce del United States Central Command, Tim Hawkins. Inoltre, al 2 aprile, risultano confermati 13 militari statunitensi uccisi dall’inizio del conflitto, avviato il 28 febbraio 2026. Tuttavia, The Intercept parla apertamente di un sorprendente «insabbiamento delle perdite» da parte dell’amministrazione Trump.

Secondo un’analisi del sito, «quasi 750 soldati statunitensi sono stati feriti o uccisi in Medio Oriente dall’ottobre 2023», ma il Pentagono non lo riconosce pubblicamente. Il United States Central Command, responsabile delle operazioni militari nella regione, sembrerebbe coinvolto in quella che un funzionario della difesa ha definito una «copertura delle perdite», fornendo cifre al ribasso e non aggiornate, oltre a evitare chiarimenti su morti e feriti.

Due funzionari hanno confermato che almeno 15 soldati sono rimasti feriti la scorsa settimana in un attacco iraniano contro una base aerea saudita, aggiungendo che «centinaia di militari statunitensi sono stati uccisi o feriti nella regione da quando gli Stati Uniti hanno avviato la guerra contro l’Iran poco più di un mese fa».

L’indagine di The Intercept rileva inoltre che l’ultimo aggiornamento del 2 aprile fornito dal United States Central Command era già «vecchio di tre giorni» ed escludeva almeno 15 feriti nell’attacco del venerdì alla base aerea Prince Sultan, in Arabia Saudita. Il comando, inoltre, «non ha risposto a ripetute richieste di dati aggiornati», alimentando il sospetto che altri episodi siano stati omessi.

Le forze armate statunitensi hanno anche evitato di fornire un bilancio complessivo delle vittime dall’inizio della guerra contro l’Iran. The Intercept stima che i morti siano «non meno di 15», mentre Washington ne ha riconosciuti pubblicamente non più di 13.

«È evidente che si tratta di un tema che [il Segretario alla Guerra] Pete Hegseth e la Casa Bianca vogliono mantenere sotto stretto controllo», ha dichiarato al sito un funzionario della difesa rimasto anonimo. Il reportage accusa in definitiva l’esercito statunitense di «nascondere le perdite».

I dati diffusi sotto la presidenza di Donald Trump «mancano di dettaglio e chiarezza», prosegue l’inchiesta, citando come esempio il seguente episodio:

Le cifre dell’amministrazione Trump, al confronto, risultano prive di dettaglio e trasparenza. I dati attuali del United States Central Command non sembrano includere oltre 200 marinai curati per inalazione di fumo o feriti a causa di un incendio divampato a bordo della portaerei USS Gerald R. Ford, successivamente trasferita nella base di Souda Bay, in Grecia, per riparazioni. Il comando non ha risposto a quasi una dozzina di richieste di chiarimento inviate nel corso della settimana.

Recenti sondaggi mostrano una crescente diffidenza dell’opinione pubblica americana nei confronti della guerra, soprattutto alla luce delle ipotesi di un possibile intervento terrestre, largamente osteggiato.

Un numero elevato di perdite statunitensi legate al conflitto con l’Iran potrebbe rapidamente provocare una reazione contraria alla guerra di Trump non solo nell’opinione pubblica, ma anche all’interno del Partito Repubblicano, con possibili divisioni sulla linea politica verso l’Iran.

Link all’articolo tradotto.

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