
Il nome di Carrie Prejean Boller non dirà molto al pubblico italiano. Modella di fama nazionale e già miss California nel 2009 e seconda classificata a miss USA lo stesso anno.
Fu proprio in quell’anno che, alla notorietà conquistata attraverso sfilate e riviste patinate, si aggiunse una risonanza tutta politica: nel pieno svolgimento del concorso di bellezza statunitense, incalzata dal membro della giuria Perez Hilton — influente blogger del mondo dell’intrattenimento e quindi sacerdote in carica di uno dei principali dogmi del politicamente corretto — in merito ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, osò infrangere il tabù: “Beh, penso che sia fantastico che gli americani possano scegliere in un modo o nell’altro. Viviamo in un paese in cui si può scegliere tra matrimonio omosessuale o matrimonio eterosessuale. E, sapete cosa, nel mio paese, nella mia famiglia, credo che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna, senza offesa per nessuno. Ma è così che sono stato cresciuto e credo che debba essere tra un uomo e una donna”. Qualche anno più tardi ricorderà: “Quando ho risposto alla domanda, si sono sentiti molti applausi, ma anche qualche sussulto, probabilmente perché la gente non riusciva a credere che una ragazza cristiana di ventun anni della California osasse dire la sua verità”.
La presa di posizione di Prejean, come immaginabile, le fece guadagnare la sgradita attenzione dell’intera industria del mainstream statunitense, la cui maggioranza, a trazione liberal, è, ancora ad oggi, un efficace organo di pressione politicamente corretta. Lo scopo era quello di indurla verso la ritrattazione, previa pubblica umiliazione, per poi consegnarla al trattamento della Cancel Culture ante litteram: “Mi veniva chiesto – di fronte al mondo intero – di dare una risposta sincera a una domanda seria. Sapevo che se avessi detto la verità, avrei perso tutto ciò per cui ero in lizza: la corona, l’appartamento di lusso a New York, l’ingente stipendio – tutto ciò che comportava il titolo di Miss USA. Sapevo anche, o almeno sospettavo, di essere la favorita, e se avessi stretto i denti e dato la risposta politicamente corretta, avrei potuto essere Miss USA”.[1]
Titolo che infatti le fu precluso e da cui scaturirono aspre battaglie legali.
D’altronde, la stessa Prejean, fu messa in guardia dagli stessi responsabili del concorso, i quali le avrebbero detto di “non avrebbe dovuto parlare” della sua fede. Gli stessi che, a seguito della sua affermazione, l’avrebbero pesantemente pressata affinché si scusasse.
Nulla di nuovo sotto il sole morente d’occidente, solo un tuffo nel pieno del politicamente corretto di stampo progressista.
All’epoca fu proprio Donald Trump, già titolare della quota maggioritaria di Miss Universe Organization, a prendere le sue difese. Oltre all’attuale presidente, dalla parte di Prejean si schierarono anche alcune influenti organizzazioni conservatrici: in primis National Organization for Marriage, già sulle barricate contro i matrimoni dello stesso sesso. Le fu poi concesso di presentare una premiazione al Gospel Music Association del 2009 e intervenne, con un discorso, alla Liberty University, l’importante università evangelica statunitense.
Il dado era tratto, Prejean era ormai passata dalle sfilate di moda all’agone politico nazionale, inoltre, la strenua renitenza rispetto alle richieste di scuse, da parte del mondo progressista, contribuì a far crescere l’apprezzamento delle frange conservatrici. Fu infatti ospite delle più importanti trasmissioni nazionali come The View e The Today Show. A novembre dello stesso anno, Regnery Publishing, una casa editrice conservatrice, pubblicò il suo libro: Still Standing: The Untold Story of My Fight Against Gossip, Hate, and Political Attacks.
L’avventura politica di Prejean è caratterizzata dalla vicinanza a Donald Trump: da sostenitrice di spicco dell’agenda trumpiana, in cui, attraverso le numerose apparizioni su Fox News e l’attivismo sui social media, rimarca con forza la sua prospettiva valoriale cristiana, nel 2020 diviene membro ufficiale del Comitato Consultivo della Campagna Trump, fino a rappresentare la Women for Trump 2020. Nel 2021 prese posizioni contro le imposizioni sanitarie tese ad arginare la pandemia da Covid-19 e nel 2022 attaccò con forza gli spettacoli Drag Queen dai consigli scolastici locali: “Abbiamo chiamato in causa ognuno di questi membri del consiglio per quello che sono esattamente. Sono degli adescatori”.[2]
A Pasqua 2025, Prejean si converte al cattolicesimo.
Il mantenimento dello status quo. E i suoi mantenitori.
Quanto sommariamente esposto fin qua, altro non è che il ritratto dello scontro tra le due parti in causa che però giocano rigorosamente seguendo le regole della partita. Fin qualche tempo fa, il politicamente corretto è stato l’argomento prediletto di un certo tipo di mondo conservatore, il quale, con un certo grado di ragione, ne denunciava la deriva censoria e la metodologia para-mafiosa, capace di ridurre al silenzio gli avversari politici.
Il dispositivo del politicamente corretto è però assai più complesso, come si è cercato di spiegare in altre occasioni: questo è infatti, prima di tutto, un raffinato strumento di controllo teso a incidere profondamente sull’aspetto antropologico dell’uomo occidentale, in pieno ossequio agli interessi economico-finanziari: la transizione da consumatore, degno rappresentante della classe media del Mondo Libero, a “Uomo residuo” come centro fluidificante del mondo unipolare, ne costituisce la rappresentazione plastica.
E se il Politicamente Corretto, si presenta con la struttura della religione civile roussoviana, uno dei principali dogmi inviolabili non è certo quello, di minor grado, violato dalla nostra Prejean nel lontano 2009: lo scontro tra i “valori” liberal da una parte e conservatori dall’altra, si cura di restare costantemente entro una determinata cornice… occidentale.
Il peccato capitale del Politicamente Corretto
Non si tratta più di morale privata. Non si tratta più di famiglia o identità sessuale. Qui si entra nel campo della politica estera (del dogma del geopoliticamente corretto), del rapporto tra Stati Uniti, e quindi Occidente-tutto, e Israele, e del confine — sempre più labile — tra critica geopolitica e accusa di antisemitismo, tra critica religiosa e agibilità sociale e politica.
L’ex Miss California, il 9 febbraio, si è macchiata del peccato più grave. Per l’occasione citiamo una fonte d’eccellenza: The Times of Israel: “L’attivista di destra cattolica Carrie Prejean Boller è stata rimossa dalla Commissione per la libertà religiosa della Casa Bianca a causa di quella che il presidente ha definito la sua “agenda politica” durante un’udienza pubblica sull’antisemitismo questa settimana”.
In un incontro sull’antisemitismo negli Stati Uniti, tenutosi presso il Museum of the Bible di Washington, Prejean si è schierata con decisione a favore di due volti estremamente noti al pubblico internazionale e già strenui critici sia di ciò che definiscono interferenze Stati Uniti che delle politiche della stessa Sion: Candace Owens e Tucker Carlson, entrambi accusati di essere antisemiti.
L’incontro si è surriscaldato nel confronto con alcuni eminenti sionisti, tra cui Yitzchok Frankel, Rabbi Ari Berman e Shabbos Kestenbaum, un ex studente di Harvard ebreo, già noto per aver querelato la stessa Harvard sostenendo che l’università non ha protetto gli studenti ebrei e israeliani da molestie e discriminazioni antisemite.
Prejean, che indossava al petto una spilla con la bandiera americana accanto a una bandiera palestinese in segno di solidarietà con i civili di Gaza, ha osato addirittura chiedere se le critiche a Israele, l’opposizione al sionismo o le proteste contro la guerra genocida di Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza debbano essere considerate “antisemite”.
Ottenendo un “sì”, come risposta.
E ancora, citando il sionismo — tematica radioattiva — nel pieno della ridefinizione di “antisemitismo” coniata dall’IHRA[3] e in via di recepimento in alcuni contesti legislativi europei, tra cui il nostro: “I cattolici non abbracciano il sionismo, tanto per essere chiari. Dunque, secondo voi, tutti i cattolici sono antisemiti?”
Ottenendo un altro “sì”, come risposta, in uno scambio di affermazioni tra le parti evidentemente teso.
E ancora: “Essere antisionisti equivale ad essere antisemiti?”
Ottenendo un altro “sì”, arricchito dall’inaggirabile necessità di riconoscere lo Stato di Israele come condizione, come risposta.
Prejean, dopo la concatenazione di affermazioni da parte della controparte sionista, incalza con la domanda decisiva: “Allora [dal vostro punto di vista] i cattolici sono antisemiti?”
A togliere la controparte sionista dall’evidente imbarazzo interviene Dan Patrick, che presiede la stessa commissione.
A queste posizioni Prejean risponde appellandosi al Primo emendamento: “Costringere le persone ad affermare il sionismo come condizione per partecipare non è solo sbagliato, è direttamente contrario alla libertà religiosa. […] Ho la libertà religiosa di rifiutare il sostegno a un governo che bombarda civili e affama famiglie a Gaza, e questo non fa di me un antisemita”.
Mercoledì 11 febbraio, la Commissione per la libertà religiosa della Casa Bianca del presidente Trump ha estromesso dai suoi membri Carrie Prejean Boller. Ad annunciarle l’allontanamento è il vicegovernatore del Texas Dan Patrick, che presiede la commissione: “Carrie Prejean Boller è stata rimossa dalla Commissione per la libertà religiosa del presidente Trump. Nessun membro della Commissione ha il diritto di dirottare un’udienza per i propri interessi personali e politici su qualsiasi questione. Questo è chiaramente, senza ombra di dubbio, ciò che è accaduto lunedì nella nostra udienza sull’antisemitismo in America. Questa è stata una mia decisione”.
Dimostrando la stessa caparbietà che l’aveva resa celebre qualche anno prima, Prejean non solo si è rifiutata di dimettersi, come ai tempi si rifiutò di scusarsi, ma, pretendendo che sia piuttosto il presidente Trump a sollevarla dall’incarico, ha twittato: “Non mi inginocchierò mai davanti allo Stato di Israele. Mai.” E ancora un ringraziamento all’ondata di sostegno ricevuta: “Grazie a tutti per l’amore e il sostegno che ho ricevuto. Continuerò a oppormi alla supremazia sionista in America. Sono una cattolica orgogliosa. In nessun modo sarò costretta ad abbracciare il sionismo come compimento della profezia biblica. Sono un’americana libera. Non una schiava di una nazione straniera”.
Prevedibile la solita canea, particolarmente feroce da parte repubblicana, sebbene la frattura, proprio sulle ingerenze dello Stato di Israele, sia sempre più evidente nella galassia conservatrice statunitense. Mentre, citando la fonte prediletta di chi spesso si sforza di mostrare il lato mediatico presentabile di Israele, Haaretz, pubblica un articolo dal seguente titolo: “Sono antisemita? Ex modella rimossa dal panel sulla religione della Casa Bianca dopo aver “dirottato” un incontro per denunciare Israele e il sionismo”.[4]
Dov’è lampante l’operazione di framing della stessa notizia: Carrie Prejean è una “ex modella” che “dirotta” un incontro su Israele e il sionismo: la guerra al terrorismo è, per definizione, una guerra giusta e infinita.
Tra l’altro, si noti come il termine “dirottare” sia stato utilizzato dallo stesso Dan Patrick, presidente della commissione, nel comunicato in cui ha ufficializzato l’allontanamento della Prejean.
Carrie Prejean nel 2009 sfidò un dogma morale e subì un violento attacco ma era comunque parte di una delle due componenti in gioco. Era nel perimetro concesso. Nel 2026 ha invece osato sfiorare il dogma religioso per eccellenza e il verdetto è stato immediato. Come già scritto in altre occasioni, con l’amministrazione trumpiana, il meccanismo non è cambiato, si è solo adeguato alle necessità di ridefinizione del declinante impero statunitense: ciò che non può essere messo in discussione, Israele e relativa questione religiosa, la distinzione tra sionismo e giudaismo[5], rimangono i caposaldi dell’ordine occidentale post 1945. E quando una religione civile si sente minacciata, non distingue più tra dissenso e colpa.
“Preferirei morire piuttosto che inginocchiarmi davanti a Israele”.
Firmato Carrie Prejean.
Cattolica.
Valerio Savioli
[1] Interviewing Carrie Prejean Boller. The Conservateur. 2/6/2020
[2] Amelia Hansford. Former Miss USA contestant says pro-LGBTQ+ school board should be jailed. PinkNews. 16/10/2022.
[3] La definizione di antisemitismo è oggetto di dibattito politico e civile negli Stati Uniti — ad esempio, la definizione IHRA, che è conosciuta e adottata in alcuni ambienti, è stata criticata da molte organizzazioni per potenziale conflazione tra critica a Israele e antisemitismo. (Per approfondire: Cfr. Antisemitism Awareness Act). E anche: Working definition of antisemitism. holocaustremembrance.com.
[4] Ben Samuels. ‘Am I an Antisemite?’ Ex-model Removed From White House Religion Panel After ‘Hijacking’ Meeting to Denounce Israel and Zionism. Haaretz. 1/2/2026.
[5] Per approfondire, tra gli altri, si veda: Israel Shahak. Storia ebraica e giudaismo. Il peso di tre millenni. Centro Librario Sodalitium. 1997.
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